In sintesi — Il diritto: la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti ai sensi dell'art. 282 c.p.c., anche se l'altra parte appella. Il termine: la legge 24 marzo 2001 n. 89 considera ragionevoli tre anni per il primo grado, due per l'appello e uno per la Cassazione. L'azione: la domanda di equa riparazione va proposta entro sei mesi dalla definitività della decisione.
Qual è l'ordine di grandezza reale
La domanda che ogni cliente fa per prima non ha una risposta unica, ma ha un ordine di grandezza affidabile. Una causa per difetti costruttivi davanti al tribunale, con consulenza tecnica d'ufficio, si colloca di norma tra i due e i quattro anni per il solo primo grado. Le cause documentali senza istruttoria stanno sotto; quelle con più convenuti, chiamate in causa e supplementi di perizia possono superare quel limite.
La variabile che sposta di più il risultato non è la complessità giuridica: è il numero di parti. Ogni soggetto chiamato in causa — l'impresa, il progettista, il direttore dei lavori, i subappaltatori, le compagnie assicurative — porta con sé i propri termini di costituzione, le proprie memorie e i propri consulenti di parte. Un giudizio con cinque parti non dura come uno con due: dura molto di più.
La seconda variabile è il tribunale. La riforma introdotta dal D.lgs. 10 ottobre 2022 n. 149 ha razionalizzato la fase introduttiva e ha imposto scansioni più rigide, ma non ha eliminato le differenze di carico tra uffici giudiziari, che restano il fattore più imprevedibile del calcolo.

Le fasi del giudizio e quanto pesa ciascuna
Capire dove va il tempo serve a fare scelte, non solo a rassegnarsi. Il giudizio ordinario si compone di quattro blocchi: introduzione, trattazione scritta, istruttoria e decisione. Solo il terzo è realmente elastico; gli altri hanno termini stabiliti dal codice.
La fase introduttiva parte dalla notifica dell'atto di citazione, che deve rispettare un termine a comparire di almeno centoventi giorni ai sensi dell'art. 163-bis c.p.c. Il convenuto si costituisce almeno settanta giorni prima dell'udienza. Prima ancora della prima udienza intervengono le verifiche preliminari del giudice previste dall'art. 171-bis c.p.c. e le tre memorie integrative dell'art. 171-ter c.p.c., da depositare rispettivamente quaranta, venti e dieci giorni prima.
Alla prima udienza il giudice provvede sulle richieste istruttorie. Se ammette la consulenza tecnica, il calendario esce dal controllo delle parti: si entra nella fase che assorbe la maggior parte della durata complessiva. Chiusa l'istruttoria, l'art. 189 c.p.c. prevede l'assegnazione dei termini per le note conclusionali e per le repliche, poi l'udienza di rimessione della causa in decisione.
| Fase | Durata indicativa | Che cosa la determina |
|---|---|---|
| Preparazione dell'atto e notifica | 1-3 mesi | Raccolta documenti, perizia di parte, individuazione dei convenuti |
| Termine a comparire e costituzioni | 4-6 mesi | Almeno 120 giorni ex art. 163-bis c.p.c., più eventuali chiamate di terzi |
| Verifiche preliminari e memorie integrative | 2-4 mesi | Artt. 171-bis e 171-ter c.p.c.: memorie a 40, 20 e 10 giorni dall'udienza |
| Prima udienza e ammissione delle prove | 1-3 mesi | Calendario del ruolo del giudice |
| Consulenza tecnica d'ufficio | 8-18 mesi | Nomina, operazioni peritali, osservazioni delle parti, relazione finale |
| Eventuali prove testimoniali | 3-8 mesi | Numero di testimoni e udienze disponibili |
| Decisione: note conclusionali, repliche, sentenza | 6-10 mesi | Termini dell'art. 189 c.p.c. e tempi di deposito della sentenza |
Le durate indicate sono ordini di grandezza osservati nella pratica, non dati statistici: servono a capire dove intervenire, non a fare previsioni. Sommandole si ottiene però un quadro coerente con l'esperienza: il grosso del tempo non sta nelle udienze, sta nei termini che le separano.
Perché la CTU dilata i tempi più di ogni altra fase?
Nelle cause per difetti costruttivi la consulenza tecnica non è un accessorio: è il cuore del giudizio, perché il giudice non ha le competenze per stabilire se una guaina sia stata posata correttamente. Ed è anche la fase meno comprimibile, per come è costruito il procedimento.
Il meccanismo dell'art. 195 c.p.c. prevede tre passaggi consecutivi: il consulente trasmette la bozza di relazione alle parti entro un termine, le parti depositano le proprie osservazioni entro un secondo termine, il consulente deposita la relazione finale con la valutazione sintetica delle osservazioni entro un terzo. Ciascun passaggio ha i suoi giorni, e ciascuno può essere prorogato.
A questo si aggiungono i tempi reali del cantiere peritale. Le operazioni richiedono sopralluoghi da concordare con tutte le parti e con i loro consulenti tecnici, spesso saggi distruttivi da autorizzare, talvolta l'accesso a proprietà di terzi. Basta un rinvio per impedimento di un consulente di parte e slittano settimane.
L'ipotesi peggiore è il supplemento di consulenza. Se le osservazioni delle parti evidenziano lacune, o se il giudice ritiene incompleta l'indagine, dispone un supplemento e il ciclo ricomincia da capo. È lo scenario che aggiunge più mesi in assoluto, e in buona parte dipende da come sono stati formulati i quesiti all'inizio.
Come si può contenere la durata della consulenza
Sulla durata della CTU si può incidere più di quanto si creda, e quasi tutto si gioca prima che il consulente venga nominato. Il primo strumento è la formulazione dei quesiti: un quesito ampio e generico produce un'indagine lunga e contestabile, un quesito circoscritto produce una risposta netta. Le parti possono e devono proporre al giudice una formulazione precisa.
Il secondo strumento è il fascicolo. Un consulente che riceve documentazione ordinata, con contratto, capitolato, schede tecniche, fotografie datate e cronologia degli eventi, lavora in una frazione del tempo rispetto a chi deve ricostruire il cantiere da zero. Ogni ora che il consulente spende a cercare un documento è tempo processuale.
Il terzo strumento è la nomina di un consulente tecnico di parte attivo. Un tecnico che partecipa alle operazioni, solleva le questioni durante i sopralluoghi e deposita osservazioni puntuali e tempestive riduce il rischio del supplemento. Le osservazioni tardive o generiche producono l'effetto opposto.
Quanto incide il tribunale in cui si radica la causa?
Molto, ed è il fattore su cui hai meno margine. La competenza territoriale nelle cause su immobili segue criteri stabiliti dal codice e non si sceglie liberamente; il carico di ruolo del singolo ufficio, però, può fare la differenza di un anno o più sulla stessa identica causa.
Le differenze si manifestano soprattutto in due punti: la distanza tra il deposito dell'atto e la prima udienza effettiva, e i tempi di deposito della sentenza dopo l'udienza di rimessione in decisione. Sono passaggi che non dipendono dalle parti e su cui l'unico intervento possibile è il sollecito, che ha efficacia limitata.
Un elemento che invece puoi valutare è il rito. La riforma del 2022 ha introdotto il procedimento semplificato di cognizione degli artt. 281-decies e seguenti c.p.c., utilizzabile quando i fatti non sono controversi e l'istruzione è semplice. Nelle cause per difetti costruttivi è raramente praticabile, ma quando il difetto è già accertato in un procedimento precedente diventa un'opzione concreta.
ATP e mediazione: quanto tempo fanno risparmiare davvero?
Il confronto più utile non è tra causa lunga e causa breve, ma tra causa e strumenti alternativi. L'accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c. produce una perizia con valore processuale pieno in tempi molto inferiori a un giudizio di merito, e il consulente nominato ha anche il compito di tentare la conciliazione tra le parti.
Il vantaggio è duplice. Se la conciliazione riesce, la vicenda si chiude senza causa. Se non riesce, la perizia già acquisita evita di ripetere l'istruttoria nel successivo giudizio di merito: si elimina cioè la fase più lunga. È il motivo per cui, nelle controversie su difetti costruttivi, l'accertamento tecnico preventivo è spesso la prima mossa razionale.
La mediazione ha una logica diversa: non produce prove, produce accordi, e ha una durata massima di tre mesi prorogabile di altri tre. Funziona quando esiste già un dato tecnico condiviso; senza, tende a esaurirsi in uno scambio di stime opposte. Nelle materie in cui è condizione di procedibilità va comunque esperita.
| Percorso | Durata indicativa | Che cosa produce |
|---|---|---|
| Mediazione | 1-6 mesi | Accordo con verbale che, sottoscritto dagli avvocati, è titolo esecutivo |
| Accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c. | 8-14 mesi | Perizia utilizzabile nel giudizio e tentativo di conciliazione |
| Giudizio ordinario di primo grado con CTU | 2-4 anni | Sentenza provvisoriamente esecutiva ex art. 282 c.p.c. |
| Appello | 1-3 anni | Sentenza di secondo grado |
| Ricorso per cassazione | 2-4 anni | Decisione sui soli motivi di legittimità |
La sentenza di primo grado si esegue subito?
Sì, ed è il dato che cambia la percezione dell'intero percorso. L'art. 282 c.p.c. stabilisce che la sentenza di primo grado è provvisoriamente esecutiva tra le parti. Non devi attendere l'esito dell'appello per agire: puoi procedere all'esecuzione forzata sulla base della sentenza appena ottenuta.
L'appello non sospende automaticamente l'esecutività. La sospensione va chiesta al giudice d'appello ai sensi dell'art. 283 c.p.c. e viene concessa quando ricorrono gravi e fondati motivi. Chi appella per guadagnare tempo, quindi, ottiene molto meno di quanto immagina.
Sui termini per impugnare vale una doppia regola: trenta giorni dalla notifica della sentenza secondo l'art. 325 c.p.c., oppure sei mesi dalla pubblicazione se nessuno la notifica, ai sensi dell'art. 327 c.p.c. Notificare la sentenza è quindi una scelta strategica: accorcia il termine dell'avversario e riduce l'incertezza.
Legge Pinto: quando la durata diventa risarcibile
La legge 24 marzo 2001 n. 89 riconosce un'equa riparazione a chi ha subito un danno per l'irragionevole durata del processo. La norma fissa i parametri: si considera ragionevole una durata di tre anni per il primo grado, due per l'appello e uno per il giudizio di cassazione.
L'indennizzo è determinato per ogni anno o frazione superiore a sei mesi eccedente il termine ragionevole, entro i limiti fissati dall'art. 2-bis della legge, con possibilità di aumento o riduzione in relazione all'esito del processo, al comportamento delle parti e al valore della controversia. La domanda va proposta, a pena di decadenza, entro sei mesi dal momento in cui la decisione che conclude il procedimento è divenuta definitiva.
C'è però un presupposto che molti scoprono troppo tardi: la legge subordina l'indennizzo all'aver esperito i rimedi preventivi previsti dall'art. 1-ter, tra cui la richiesta di decisione a seguito di discussione orale, da formulare almeno sei mesi prima della scadenza del termine ragionevole. Chi non li attiva rischia di vedersi dichiarare inammissibile la domanda.
Cosa puoi fare per accorciare i tempi
Le leve reali sono poche ma efficaci, e agiscono quasi tutte prima del deposito dell'atto. La regola generale è che ogni ora investita nella preparazione risparmia settimane di processo.
- Prima del deposito: costruisci un fascicolo completo e ordinato — contratto, capitolato, fatture, PEC, fotografie datate, cronologia degli eventi
- Entro 30 giorni dalla scoperta del difetto: fai redigere una relazione tecnica di parte con quesiti già impostati e quantificazione del danno
- Prima di scegliere la strada: valuta l'accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c., che accorcia o elimina l'istruttoria del merito
- Nell'atto introduttivo: individua da subito tutti i soggetti responsabili, per evitare chiamate di terzi che aggiungono almeno 120 giorni ciascuna
- Alla prima udienza: proponi al giudice quesiti circoscritti e verificabili, non formule generiche sullo stato dell'immobile
- Durante le operazioni peritali: nomina un consulente di parte attivo e deposita osservazioni entro i termini, mai oltre
- Almeno 6 mesi prima della scadenza del termine ragionevole: valuta con il tuo avvocato i rimedi preventivi previsti dall'art. 1-ter della legge 89/2001

Un esempio concreto
Una famiglia acquista un appartamento in una palazzina consegnata da poco. Dopo il secondo inverno compaiono infiltrazioni dal terrazzo di copertura e crepe su due pareti interne. La perizia di parte quantifica il ripristino in 46.800 euro. I soggetti coinvolti sono quattro: costruttore, progettista, direttore dei lavori e l'impresa che ha eseguito l'impermeabilizzazione in subappalto.
Il bivio si presenta subito. Prima strada: citazione in giudizio di tutti e quattro. Il termine a comparire è di almeno centoventi giorni, ciascun convenuto può chiamare in causa la propria assicurazione con ulteriore differimento, e la consulenza dovrà distinguere le cause tra progetto, esecuzione e vigilanza. È lo scenario che si colloca nella parte alta della forbice, oltre i tre anni per il solo primo grado.
Seconda strada: ricorso per accertamento tecnico preventivo ex art. 696-bis c.p.c. nei confronti degli stessi quattro soggetti. Il consulente accerta cause e costi in un tempo sensibilmente inferiore e tenta la conciliazione. Se l'accordo non arriva, la perizia resta acquisita e il successivo giudizio di merito salta la fase istruttiva più lunga.
La variabile decisiva non è quale strada sia più breve in astratto, ma quanto è solida la prova documentale. Con un fascicolo ordinato, foto datate e una relazione di parte già impostata sui quesiti giusti, entrambe le strade si accorciano. Con un fascicolo disordinato, entrambe si allungano — e la seconda perde gran parte del suo vantaggio.
L'errore da non fare: citare in giudizio un solo responsabile per semplificare. Ogni chiamata in causa successiva riapre i termini e aggiunge mesi. Individuare da subito tutti i soggetti è l'intervento singolo che più riduce la durata complessiva. Lo scenario descritto è illustrativo: i tempi effettivi dipendono dall'ufficio giudiziario e dalle circostanze concrete.
Le fasi del primo grado e le loro durate
- Mesi 0-3Preparazione e notifica dell'attoFascicolo, perizia di parte, individuazione di tutti i convenuti.
- Mesi 3-9Costituzioni e memorie integrativeTermine a comparire di 120 giorni ex art. 163-bis c.p.c. e memorie ex art. 171-ter c.p.c.
- Mesi 9-12Prima udienza e ammissione delle proveIl giudice provvede sulle richieste istruttorie e formula i quesiti.
- Mesi 12-30Consulenza tecnica d'ufficioOperazioni peritali, bozza, osservazioni delle parti e relazione finale ex art. 195 c.p.c.
- Mesi 30-40DecisioneNote conclusionali e repliche ex art. 189 c.p.c., poi deposito della sentenza.
Domande frequenti
Quanto dura in media una causa per difetti costruttivi?
In primo grado, con consulenza tecnica d'ufficio, l'ordine di grandezza è di due-quattro anni, con differenze rilevanti tra tribunali. Le cause con più convenuti e chiamate in causa delle assicurazioni si collocano nella parte alta della forbice; quelle documentali, senza istruttoria tecnica, sotto.
Quanto dura la CTU da sola?
Nella pratica la consulenza assorbe spesso dagli otto ai diciotto mesi. Il procedimento dell'art. 195 c.p.c. prevede tre passaggi consecutivi — bozza al consulente, osservazioni delle parti, relazione finale — ciascuno con termini propri e prorogabili, ai quali si aggiungono i tempi dei sopralluoghi.
Devo aspettare l'appello per farmi pagare?
No. L'art. 282 c.p.c. rende la sentenza di primo grado provvisoriamente esecutiva tra le parti: puoi procedere all'esecuzione senza attendere il secondo grado. L'appello non sospende l'esecutività in automatico, e la sospensione va chiesta al giudice d'appello dimostrando gravi e fondati motivi.
Conviene fare prima un accertamento tecnico preventivo?
Nelle controversie su difetti costruttivi è spesso la mossa più efficiente. Produce una perizia utilizzabile nel giudizio in tempi molto inferiori, il consulente tenta la conciliazione e, se la causa poi si fa, la fase istruttiva più lunga risulta già svolta.
Quando posso chiedere l'indennizzo per irragionevole durata?
La legge 89/2001 considera ragionevoli tre anni per il primo grado, due per l'appello e uno per la cassazione. La domanda va proposta entro sei mesi dalla definitività della decisione ed è subordinata all'aver esperito i rimedi preventivi dell'art. 1-ter, da attivare in tempo utile durante il giudizio.
Il numero di convenuti cambia davvero i tempi?
In modo sostanziale. Ogni parte porta termini di costituzione propri, memorie proprie e un consulente tecnico di parte da convocare a ogni sopralluogo. Le chiamate in causa successive, poi, riaprono la fase introduttiva con un nuovo termine a comparire di almeno centoventi giorni.
Posso sollecitare il giudice se i tempi si allungano?
Puoi depositare istanze di sollecito e chiedere la fissazione di udienza, ma l'efficacia è limitata perché i tempi dipendono dal carico del ruolo. Più utili sono gli interventi che riducono il lavoro dell'ufficio: quesiti circoscritti, fascicolo ordinato, osservazioni tempestive e rinuncia alle richieste istruttorie superflue.
L'appello quanto aggiunge?
Come ordine di grandezza, da uno a tre anni. Il giudizio d'appello non ripete l'istruttoria, salvo casi limitati, quindi è mediamente più rapido del primo grado. Nel frattempo, però, la sentenza di primo grado resta eseguibile salvo sospensione concessa ai sensi dell'art. 283 c.p.c.
Il passo successivo
Prima di decidere se avviare una causa, la valutazione utile riguarda due cose: quanto è solida la prova che hai già e quale strada accorcia il percorso nel tuo caso specifico. Contattaci dalla pagina contatti con la perizia, il contratto e le comunicazioni scambiate: valutiamo se conviene partire da un accertamento tecnico preventivo e chi va coinvolto fin da subito. Se la tua controversia rientra tra le materie a mediazione obbligatoria, leggi anche la guida dedicata a come funziona il procedimento.
Questo contenuto ha finalità informative e non sostituisce una consulenza legale sul caso concreto. Aggiornato ad agosto 2026 sulla base della normativa e della giurisprudenza vigenti.




